Nostalghia di Andrej Tarkovskij
al festival “Il cinema ritrovato”

Frame tratto da Nostalghia, regia di Andrej Tarkovskij – 1983 (Italia-URSS)

Si è appena conclusa a Bologna la XXXVI edizione del festival “Il cinema ritrovato” (dal 25 giugno al 3 luglio). All’interno del festival e in occasione delle manifestazioni organizzate per il novantesimo anniversario della sua nascita, è stato proiettato Nostalghia (1983) di Andrej Tarkovskij nella versione restaurata dalla Cineteca Nazionale, restauro reso possibile grazie a Beppe Lanci, direttore della fotografia del film, che ha seguito e curato i lavori. Abbiamo incontrato suo figlio, Andrej A. Tarkovskij.

INTERVISTA A ANDREJ A. TARKOVKIJ

Dario D’Incerti – Cosa pensi, da russo che vive in Italia e che è depositario e promotore nello specifico del lavoro di tuo padre, dell’esclusione dai palinsesti culturali del nostro Paese, ma anche in altri, dell’arte russa in generale avvenuta a seguito del conflitto tra Russia e Ucraina?

Andrej A. Tarkovskij – È paradossale se pensiamo che anche durante gli anni più bui del regime sovietico, grandi artisti come David Fëdorovič Ojstrach o altri grandi musicisti o artisti russi hanno viaggiato in giro per il mondo regolarmente e se pensiamo che la cultura può essere oggi l’unico veicolo che potrebbe creare un percorso di dialogo. E comunque questa situazione si è creata tanti anni fa, almeno dal 2014, andava risolta per via diplomatica molto prima ma tutti se ne sono disinteressati, è mancata la volontà politica e diplomatica. Questo non vuol dire che sono d’accordo con l’invasione che è comunque una cosa terribile ma di questo sono colpevoli tutti. Forse anche per questo c’è stata questa reazione, perché la gente non riesce a capire cosa sta succedendo, e c’è anche una guerra d’informazione. Per farsi un’idea bisogna ricorrere a varie fonti, comprese quelle russe che hanno ovviamente un punto di vista diverso, ma anche così io non sono ancora riuscito a capire bene cosa sta succedendo.

D.D’I. – Nel corso del 2022 quali sono le manifestazioni in programma per i 90 anni dalla nascita di tuo padre?

A.A.T. – Anche su questo la situazione non è facile. Ad esempio, in Spagna doveva esserci una retrospettiva in cui era prevista la proiezione di Solaris ma all’ultimo è stata sostituita dalla versione di Clooney. A luglio è in programma una retrospettiva completa a Firenze, nel piazzale degli Uffizi, organizzata in collaborazione con l’Istituto Internazionale Andreij Tarkovskij. Il 4 aprile scorso, sempre agli Uffizi, nella data esatta della nascita, abbiamo proiettato Sacrificio, un film che dopo quasi quarant’anni è ancora di un’attualità sconvolgente.

Andrej Tarkovskij e Tonino Guerra

D.D’I. – Parlando invece della proiezione di Nostalghia, è possibile ricavare dalla sceneggiatura o dagli appunti di regia, qual è stato esattamente il contributo di Tonino Guerra, quali sono le parti ascrivibili a lui, in particolare nei dialoghi?

A.A.T. – Certo, ci sono parti chiaramente scritte da Guerra, in particolare per il personaggio di Domenico, la scena della protesta in Campidoglio, essendo i dialoghi in italiano è chiaro che era lui a curarli anche se mio padre, che conosceva l’italiano, interveniva per fare delle modifiche. Il personaggio di Gorčakov, che peraltro pronuncia poche battute, è invece stato scritto da mio padre. Ma in generale, a parte i personaggi di Domenico e Eugenia, e a parte i dialoghi, dal punto di vista cinematografico c’è poco di Tonino Guerra. Ci sono più interventi suoi in un film come Al di là delle nuvole di Antonioni, per esempio.

D.D’I. – Tu l’hai conosciuto Guerra?

A.A. T. – L’ho conosciuto il giorno in cui è morto, ero lì la mattina e lui è morto nel tardo pomeriggio. Era un personaggio incredibile, uno degli ultimi grandi sceneggiatori, dopo di lui non ne sono venuti altri.

Frame tratto da Nostalghia, regia di Andrej Tarkovskij – 1983 (Italia-URSS)

 

Frame tratto da Nostalghia, regia di Andrej Tarkovskij – 1983 (Italia-URSS)

D.D’I. – Visto a distanza di quarant’anni, mi sembra comunque che tra le parti scritte e le immagini ci sia uno scarto, una mancanza di amalgama, uno squilibrio tra la potenza delle immagini e la povertà di certi dialoghi.

A.A.T. – Ma questa è anche la forza del film, nel contrasto tra i personaggi, dove Gorčakov quasi non parla e rappresenta l’anima russa, fatta soprattutto di sogni, mentre Eugenia e Domenico sono dei chiacchieroni, e questo sottolinea l’incontro-scontro e l’incomprensione tra di loro. Per me è uno dei film più belli di mio padre, anche se fare delle classifiche è sempre molto difficile. È un film molto personale, molto “russo” e infatti ai russi è piaciuto molto.

Gorčakov (Oleg Jankovskij) e Eugenia (Domiziana Giordano) sul set di Nostalghia,
regia di Andrej Tarkovskij – 1983 (Italia-URSS)

D.D’I. – Una domanda che ti vorrei fare riguarda il rapporto tra autore e opera, partendo dalle polemiche che a volte nascono quando si confrontano le posizioni, anche politiche, di certi autori e la qualità delle loro opere. L’esempio classico è ovviamente Céline, indubbiamente un grande scrittore parecchio censurabile per le sue posizioni antisemite. Tuo padre da questo punto di vista invece mi sembra inattaccabile perché in lui vita e opera sono inscindibili. Tu cosa pensi di questa controversia?

A.A.T. – È una domanda difficile, secondo me quando si parla di un artista assoluto, di un genio, allora forse tutto è permesso. Mio padre era così, ed era anche molto critico verso se stesso, per lui la ricerca della conoscenza e la possibilità di esprimere la sua spiritualità venivano prima di tutto, anche prima del fare cinema, per lui il cinema non era un fine ma solo un formidabile mezzo espressivo. Aveva però anche scritto nei diari che secondo lui un grande artista non può essere malefico, non può essere malvagio, o un genio del male.

D.D’I. – Un’altra domanda che ti volevo fare riguarda il rapporto tra parola e immagine. Tu dicevi che l’aggressione della Russia è comunque ingiustificabile. E infatti i russi non la chiamano così ma la chiamano “operazione militare speciale.” Da ciò si deduce che il linguaggio è manipolabile a piacimento, è del tutto convenzionale. Quando si parla invece di immagini, apparentemente siamo in una situazione più favorevole perché di fronte all’oggettività e all’evidenza di una foto o di un filmato non ci dovrebbero essere discussioni. Ma è davvero cosi?

A.A.T. – In realtà abbiamo visto come anche l’immagine sia manipolabile, è comunque un punto di vista. Io consiglio sempre di rileggere Orwell o Huxley per capire come stanno le cose. Sono cresciuto in Unione Sovietica e so come i giornali a quei tempi si dovevano leggere, sempre tra le righe. Per quanto riguarda le immagini, è anche vero che ognuno di noi le vede a modo suo, ognuno vede il “suo” film anche se secondo me tra il regista e lo spettatore il rapporto è molto più diretto, con meno intermediazioni.

Andrej Tarkovskij e Oleg Jankovskij sul set di Nostalghia, regia di Andrej Tarkovskij – 1983 (Italia-URSS)

D.D’I. – Un’ultima domanda che ti vorrei fare, sempre a proposito del cinema di tuo padre è legato al concetto di polifonia, un concetto che si ricollega particolarmente alla cultura russa, penso per esempio a Florenskij. L’immagine è di per sé polifonica, in un’inquadratura ci sono tanti elementi su cui il nostro sguardo si può soffermare e nel cinema di tuo padre ciò è straordinariamente vero. Anche il sonoro è ovviamente un elemento polifonico e in Nostalghia il lavoro sulla parte sonora è di incredibile ricchezza, sembra di assistere ad un’opera di video-arte, o a un’installazione, non siamo più nemmeno nel cinema.

A.A.T – È vero, ci sono tanti elementi, le gocce di pioggia, il latrare dei cani, il rumore della sega circolare ma questi sono ricordi di infanzia, io ricordo che avevamo un vicino nella nostra casa di campagna che preparava la legna per l’inverno e si sentiva questo rumore. Fra l’altro, una musicologa russa ha scritto un saggio per il suo dottorato di ricerca in cui esamina il sonoro di Nostalghia; ha lavorato cinque anni, un lavoro monumentale che ne mette in evidenza tutta la complessità. Mio padre aveva inizialmente pensato ad un musicista russo ma poi decise di curare lui il suono, inserendo le poche musiche che ci volevano (Debussy, Verdi, Wagner, Beethoven) e lavorando sul suono. Per esempio, nella casa di Domenico, lui voleva che il suono delle gocce componesse una vera e propria sinfonia. Si lamentava perché secondo lui non era riuscito a lavorare bene con il fonico per creare questa composizione musicale ma io invece penso che ci sia riuscito. Anche le voci degli attori, lui spesso le cambiava nel doppiaggio, molti attori non hanno la loro propria voce, e questo anche nei film che ha girato in Russia. Per esempio, il protagonista di Solaris (Donatas Banionis) è stato doppiato e così anche l’attrice de Lo specchio. Anche lo scienziato di Stalker (Nikolaj Grinko) è stato doppiato.

La polifonia dei suoni in Nostalghia, regia di Andrej Tarkovskij – 1983 (Italia-URSS)

D.D’I. – Gli attori come prendevano queste scelte?

A. A. T. – Beh, per loro l’importante era lavorare con lui. Spesso erano sempre gli stessi attori e così alla fine diventavano amici; per esempio Grinko ha fatto con lui L’infanzia di Ivan, Andrej Rublëv, Solaris, in Stalker è stato doppiato. Voleva una voce di un certo tipo, diversa, anche se alla fine ha trovato una voce molto simile a quella originale. Non era contento nemmeno della voce del protagonista di Nostalghia, Oleg Jankovski, anche se non l’ha cambiata. Il motivo secondo lui era che Jankovski, cosa strana per un attore, è completamente privo di senso musicale, non ha orecchio. Detto questo, è un bravissimo attore. Riguardando ieri il film, è anche sorprendente la qualità di certe scene e soprattutto dei movimenti della macchina da presa, considerando che a quei tempi non avevano un monitor, vedevano il girato una volta alla settimana, e riuscivano comunque ad avere questa precisione della messa a fuoco.

D.D’I. – Ma perché tuo padre è andato via dall’Italia per girare l’ultimo film?

A.A.T. – Perché ha trovato un produttore e un distributore svedesi. Si disse che c’entrava Bergman ma in realtà, anche se apprezzava Tarkovskij, Bergman non voleva che girasse in Svezia, era molto geloso. Com’è noto aveva un caratteraccio. Comunque fu un caso, se avesse trovato i fondi in Italia lo avrebbe girato qui.

D.D’I. – Nostalghia ebbe dei buoni risultati al botteghino?

A.A.T. – Certo, all’epoca la gente andava a vedere questo tipo di cinema. In questo momento in Russia si sta svolgendo una retrospettiva dei film di mio padre e Nostalghia è stato doppiato con il sistema in uso allora nei paesi dell’Est Europa, con un’unica voce che fa tutte le parti e consente di seguire i dialoghi senza compromettere la visione e senza essere distratti dai sottotitoli. Adesso per la verità anche da noi si doppia molto di più. In conclusione, penso che i film di mio padre abbiano ancora un pubblico, sono diventati dei classici e ciò fa sì che restino nei cataloghi della distribuzione. Anche dell’edizione italiana del suo libro Scolpire il tempo vengono fatte continuamente delle ristampe, segno che intorno alla sua opera l’interesse resta sempre molto alto.

Bologna, 26 giugno 2022

Durante la proiezione di Nostalghia al Cinema Arlecchino, Bologna, festival “Il cinema ritrovato” – 25 giugno 2022. foto © Lorenzo Burlando.