Concrezioni emotive

Nella musica del vento, di Giovanni Robustelli e Marco Steiner, Cong Edizioni – 2024/2025

Devo ringraziare Salvatore Schembari – che, come editore Salarchi, ha pubblicato nel 2021 un bel libriccino sull’arte visiva di Giovanni Robustelli, curato da Marco Steiner – per avermi fatto incontrare questa graphic novel in due volumi, di Steiner e Robustelli, Nella musica del vento (Cong Edizioni, 2024 e 2025); e la leggo tutta di un fiato, senza riuscire a fermarmi. Sarà l’ambientazione inconsueta (Patagonia e Terra del Fuoco ai primi del Novecento); saranno i protagonisti e le loro vicende (due emarginati, un uomo e una donna alla ricerca di un’impossibile libertà); sarà il disegno efficace e particolarmente originale di Robustelli. Sarà la combinazione di tutto questo, ma il risultato è straordinariamente avvincente.
La storia funziona bene, nonostante un attacco forse un po’ di maniera, ma prende presto il volo e poi non ti lascia più. Morgan Jones è orfano, cresciuto da un presbitero che lo adotta e dalla sua amante india, per poi fuggire a vivere come un animale nella pampa argentina ed essere infine catturato e coinvolto nella banda di Butch Cassidy, per poi proseguire una carriera di assassino di indiani, ma anche con una particolare relazione affettiva con altri indiani. Maria è una ragazza polacca, venduta dal padre a un pappone, che la porta a fare la prostituta in Patagonia – finché i due non si incontrano, e la storia li unisce.

Nella musica del vento, di Giovanni Robustelli e Marco Steiner, Cong Edizioni – 2024/2025

C’è sempre la speranza, ma la redenzione non arriva. Qualcosa si mette ancora e ancora di traverso. Le vicende individuali vengono toccate da quelle collettive. C’è la Prima Guerra Mondiale, le navi tedesche sconfitte da quelle inglesi, tranne una, scampata in un fiordo della Terra del Fuoco, con un carico d’oro… Tutto questo, molto avvincente, molto fascinoso già in sé (tratto a sua volta da un romanzo scritto dallo sceneggiatore medesimo – romanzo che io non ho letto) viene messo in scena dal disegno di Robustelli, che merita un discorso a parte. Pittore, grafico, alla sua prima prova nel fumetto dimostra una particolare originalità e una straordinaria capacità di tenere alta la tensione, un disegno fumettistico debitore certamente nei confronti di Hugo Pratt (di cui peraltro Steiner fu collaboratore – pure lui si trova però qui alla sua prima prova attiva come sceneggiatore) ma anche e soprattutto di Alberto Breccia e José Muñoz – tutti argentini (non escluso Pratt che in Argentina passò 15 anni) guarda caso.
Ma Robustelli non è certo vincolato a questi suoi modelli di riferimento (anche perché arriva al fumetto da altre differenti esperienze). Il suo pennello a china è potente e originale (dovremmo magari vederci Edmond Baudoin? possibile ma non necessario), come pure l’uso rafforzativo che lui fa del grigio; ma è soprattutto la capacità di Robustelli di isolare in questo modo le figure, facendole emergere dal bianco come vere e proprie concrezioni emotive. Il disegno si può permettere di essere, in questo modo, poco descrittivo del contesto; ma il contesto, narrativamente, non ne viene affatto penalizzato, e tutto va a vantaggio di una intensità di caratterizzazione psicologica davvero notevole.

Nella musica del vento, di Giovanni Robustelli e Marco Steiner, Cong Edizioni – 2024/2025

Alla bella vicenda di Steiner, il disegno di Robustelli aggiunge questa particolare intensità, momento dopo momento, quadro dopo quadro. E non si tratta di tante belle figure isolate (che pure, anche, una per una lo sarebbero) ma di sequenze narrative: il fumetto deve scorrere, non farci fermare sulle singole vignette, pena la perdita del ritmo. La vignetta non è un’illustrazione, con la sua sostanziale intemporalità: la vignetta deve suggerire una durata di lettura e quindi, insieme con le altre, un andamento, un ritmo. Qui infatti le belle figure scorrono come inquadrature di un film (nella migliore tradizione di Pratt) salvo ribadire continuamente il loro essere fatte di macchie, nere e grigie – e al tempo stesso essere figure, essere persone o cose, essere i personaggi e gli oggetti di un racconto.
È questa ambivalenza a costituire il fascino specifico del fumetto, dal punto di vista visivo. Il cinema si basa sulla fotografia, e sulla finzione di realtà che ne è la conseguenza. A un occhio attento, anche nel cinema le scelte della fotografia hanno poco a che fare con la mimesi, e sono scelte espressive – ma le possibilità del disegno in questo senso sono ovviamente molto superiori. Non che la mimesi scompaia: su di essa si basa la comprensibilità del racconto (dei personaggi, delle loro azioni…). Ma esistono fumetti in cui la mimesi è minimale e altri in cui il disegno è naturalistico quasi quanto la fotografia: in tutti i casi il disegnatore capace è tale proprio per l’espressività che riesce a costruire. Una mimesi perfetta senza espressione è fredda, narrativamente inutile – e non la si scambi per oggettività, che non è che una forma particolare di espressività.

Nella musica del vento, di Giovanni Robustelli e Marco Steiner, Cong Edizioni – 2024/2025

Non è il caso, comunque, di Robustelli, le cui macchie saltano all’occhio non meno delle sue figure, quasi danzando sulla pagina in maniera parallela all’andamento delle vicende, facendoci appassionare anche a loro, al loro concatenarsi. È una sorta di effetto polifonico: c’è un ritmo grafico autonomo da quello narrativo, che costituisce una sorta di basso, ma al tempo stesso quelle linee definiscono le figure che costruiscono il racconto, con il suo ritmo, il suo specifico andamento. E ne risulta, inevitabilmente, una complessità testuale che ci seduce, ci conquista.
Dovremmo richiamare anche Gipi, forse, tra i riferimenti, il Gipi delle sue cose graficamente più curate (Esterno notte, unastoria…), ma questo gioco all’evocazione di altri autori mostra in realtà la ricchezza del disegno di Robustelli, che ogni volta che lo si torna a guardare sembra poter essere afferrato in una chiave diversa: e sono tutte chiavi corrette, e sono insieme tutte insufficienti. Destino dei prodotti originali: ricordare tante cose e poi non essere nessuna di loro, e poi ancora ricordarne altre e così via.
Da leggere e guardare, e da guardare e da leggere, un vero romanzo per immagini.