Ken Light
Midnight La Frontera

Midnight La Frontera - © Ken Light, courtesy TBW Books

“Il tratto tra Tijuana e San Diego è lungo. Molto lungo. Ed è tanto infido quanto bello. È improbabile che chiunque l’abbia mai attraversato possa dimenticarlo facilmente.
Il suo paesaggio desertico è destinato a scolpirsi in ugual misura sul corpo e nell’anima.”
(José Ángel Navejas)

Midnight La Frontera – © Ken Light, courtesy TBW Books

Le fotografie di Ken Light, accompagnate dagli scritti penetranti di Navejas, sono taglienti, crude. Ci conducono nel cammino lungo un confine che ha causato, in trent’anni, molti più morti del Muro di Berlino.
Light, fotografo dal nome antonomasico, viaggia con gli agenti della polizia di frontiera, è insieme a loro quando nel cuore della notte setacciano la Otay Mesa alla ricerca di migranti illegali. Scatta con una Hasselblad; le fotografie sono squarciate dai lampi del flash, che coglie i clandestini nel momento di massima vulnerabilità, quando vengono scoperti e catturati.
Il libro viene pubblicato dall’editore americano TBW Books nel 2020 (che ha destinato il 10% dei ricavi delle vendite a un’organizzazione legale di supporto ai migranti) ma le immagini risalgono agli anni tra il 1983 e il 1987, quando il confine non era ancora militarizzato. Una scelta che sottolinea quanto gli oltre trent’anni trascorsi abbiano reso solo più drammatica la situazione.

Midnight La Frontera – © Ken Light, courtesy TBW Books

 

Midnight La Frontera – © Ken Light, courtesy TBW Books

In quest’era di feticismo dei confini, oscurata dall’ombra dei muri in costruzione, una domanda urgente cerca una risposta: che cosa si vede se guardiamo una frontiera dall’altra parte? La combinazione tra le fotografie di Light e le parole di Navejas, a sua volta migrante e quindi perfettamente consapevole di cosa significhi stare dalla parte sbagliata del muro, ci mostrano l’esperienza fisica della frontiera, che esiste non solo per essere costantemente percepita, ma per causare sofferenza, ferire i corpi.
La fisicità della frontiera si incarna anche nel libro: il filo nero usato per cucire le pagine è confine violento che attraversa la costa. Il volume è spaccato da due tipi di carta opposti: una nera e opaca, l’altra bianca e lucida, come il flash che scova gli imboscati. Il punto di transizione tra le parti è una doppia pagina, immagine straziante di un uomo che corre, in una fuga fermata per sempre dal drammatico, impietoso scatto di Light.
I muri condannano chi sta dall’altra parte a restare nelle proprie condizioni. Non sono regolatori di mobilità, come vorrebbe una certa retorica della protezione nazionale.  Impongono l’immobilità, salvo addirittura presentarla come naturale. Pur essendo destinate a deteriorarsi (e molto più spesso di quanto crediamo, a essere cancellate. A questo proposito citiamo un altro libro molto interessante uscito nel 2020: Roger Eberhard, Human Terrioriality, Edition Patrick Frey), le frontiere hanno un valore simbolico che mira a porsi come permanente: chi sta dall’altra parte è diverso, troppo spesso indesiderato, considerato pericoloso.
Ma non è solo il confine in sé a costruire nuove soggettività: anche violarlo le genera. Di questo altro, in realtà non sappiamo nulla, così come ci ricorda lo stesso Light in un’intervista, in cui dichiara: “Li ho visti lì per la prima e ultima volta” (Gup Magazine, 2021).

Midnight La Frontera – © Ken Light, courtesy TBW Books

 

Midnight La Frontera – © Ken Light, courtesy TBW Books

Midnight La Frontera si chiude con una dedica dell’autore: “Ai miei antenati che sono fuggiti dai pogrom e dalle privazioni economiche dell’Europa dell’Est di fine 1880”.
Il libro Io sono confine di Shahram Khosravi (Elèuthera, 2019) ne presenta una molto simile, che suona così: “Per i miei antenati sconfitti: Walter Benjamin e Edward Said”.  E sono proprio i passi di Benjamin ad essere ripercorsi nelle ultime pagine del suo saggio autobiografico: lungo il confine franco-spagnolo, il 25 settembre 1940 tentò, insieme a un piccolo gruppo di profughi ebrei di attraversare il confine per rifugiarsi in Spagna. Le frontiere gli sbarrarono il passo. Temendo di essere consegnato alla Gestapo, bloccato tra la Francia di Vichy e la Spagna di Franco, Benjamin si uccise con un’overdose di morfina. Forse a causa della sua tragica morte, l’indomani il resto del gruppo ottenne il visto d’ingresso.
Il confine aveva scelto Walter Benjamin, costringendolo a diventare lui stesso confine.

Copertina del libro – Midnight La Frontera, © Ken Light, courtesy TBW Books