Versi sparsi di un unico viaggio

© Rosa Lacavalla, dalla serie La Festa dell’Equatore, 2022. Courtesy l’artista

Mi ritrovo spesso a pensare ai miei lavori e a quale sia il filo che li connette, seppur nascendo da esigenze differenti. Si tratta di una ricerca incessante, un punto di contatto, una risposta sospesa a metà tra la terra che calpestiamo e quel cielo a cui indirizziamo le nostre domande e i nostri sogni. Le cerchiamo, quelle risposte, sperando che siano state raccolte dalle stelle e dal vento.
Lo scorso agosto, sulla costa turca, ho osservato il cielo numerose volte. Alla ricerca di cosa? Ancora non lo so, ma non volevo che quell’incanto svanisse. Talvolta una stella cadente, come non ne avevo mai viste prima, sembrava percorrere l’intera volta celeste. E allora perché non provarci? Perché non fare un tentativo e affidarle i nostri desideri? Alla fine tutto quello che vogliamo trova spazio dentro di noi.

© Rosa Lacavalla, Ruzgarin Dilinde (Nella Lingua del Vento), 2025. Courtesy l’artista

Immagini di luoghi diversi, talvolta fotograficamente così distanti, si rivelano essere versi sparsi di un’unica, vasta poesia del viaggio.
Cosa siamo? In questa fase di disincanto, l’unica cosa che resta è sognare.
Continuiamo a sognare tutte quelle cose.
In questa era di saturazione visiva e di risposte immediate, abbiamo la necessità di sostare nel dubbio, di fare della fotografia lo strumento per superare il velo di una disillusione contemporanea, cercando una verità che non sia documentabile, ma sentita.
Qual è il vero potere delle immagini? La loro magia?
E se fosse la ricerca stessa delle immagini a muovere le energie che ci circondano?
Ho notato che quando porto avanti una ricerca con l’obiettivo di una traduzione visiva, la mia presenza nel luogo, l’atto stesso del fotografare e del domandare, smuove qualcosa negli animi delle persone coinvolte. Forse banali coincidenze, eppure l’ho visto e sentito accadere.

© Rosa Lacavalla, dalla serie La Festa dell’Equatore, 2023. Courtesy l’artista
© Rosa Lacavalla, dalla serie La Festa dell’Equatore, 2022. Courtesy l’artista

Questi frammenti di un unico, vasto viaggio interiore si condensano nei miei progetti. In La Festa dell’Equatore, ho cercato di annullare la distanza, di trovare un momento di armonia, una celebrazione immaginaria di un equilibrio quasi mitico. È il tentativo di catturare quell’istante fugace in cui le sfumature del blu, tra la notte e il giorno, mutano e i pensieri si evolvono proprio come la luce si consuma e si rigenera. Quel preciso istante in cui si oltrepassa una linea immaginaria a cui sono state affidate le emozioni più contrastanti.

© Rosa Lacavalla, dalla serie La Festa dell’Equatore, 2022. Courtesy l’artista

Il desiderio di leggerezza mi riconduce a Ruzgarin Dilinde (Nella Lingua del Vento), un nuovo lavoro ancora in corso. Qui, il vento diventa il mio interprete. Raccoglie e trasporta echi di ere passate. Il mio lavoro si fa movimento lento e delicato, quasi un invito a girare come in un sirtaki silenzioso, con la quiete delle onde del mare in una calda mattina estiva. Non è un’agitazione, ma una resa fiduciosa al flusso.

© Rosa Lacavalla, Ruzgarin Dilinde (Nella Lingua del Vento), 2025. Courtesy l’artista

Mi chiedo, e chiedo a chi osserva: E allora perché non imparare da ciò che è stato? Le mie immagini portano con sè una stratificazione che la vita a volte confonde e fonde. Ma l’arte è anche un luogo di sosta. È un invito a fermarsi, a sedersi e gettare lo sguardo in alto, dove il cielo si illumina. In quel momento di quiete e osservazione, riconosciamo finalmente la nostra insopprimibile leggerezza.

© Rosa Lacavalla, dalla serie La Festa dell’Equatore, 2024. Courtesy l’artista

 

Rosa Lacavalla (Barletta, 1993) è una fotografa e artista visiva italiana con sede a Bologna. Ha conseguito una laurea in Grafica d’Arte e in Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, oltre a un anno di studi all’interno del programma BA in Photography presso la Coventry University, Regno Unito, e a uno stage con il collettivo Cesura. Il suo lavoro è stato presentato in diverse pubblicazioni cartacee e online, ed è stato esposto in festival, mostre collettive e personali in Italia e all’estero. È inoltre tra gli artisti nominati da Der Greif per il programma FUTURES 2024.Il lavoro di Lacavalla crea uno spazio in cui diverse narrazioni si intrecciano. Come un processo di ricucitura, la sua ricerca si sviluppa tessendo insieme fili di passato e presente. Il visibile e l’invisibile, il sentito e l’inascoltato convergono per rivelare un’esperienza umana condivisa. In definitiva, l’opera invita il pubblico ad ascoltare attentamente questi echi, sia che vengano portati dal vento, tracciati nei movimenti delle stelle, o sussurrati nel conforto di una canzone d’infanzia.

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